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Tutti a scuola di staminali

Poche ore non bastano: da cellula staminale a neurone il percorso in laboratorio può durare fino a 80 giorni. Viaggio nel laboratorio UniStem di Elena Cattaneo all'Università di Milano

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Nel mezzo della discussione pubblica sul caso Stamina, che va ben oltre l'ambito scientifico interessando anche quello giuridico, economico, sociale e politico, è bene non perdere di vista un dato essenziale: produrre un neurone a partire da una cellula staminale non è affatto semplice, ma richiede molta pazienza, cura, attenzione e precisione. È un processo che non si completa in poche ore ma nell'arco di 60/80 giorni e va seguito passo dopo passo, nutrendo le cellule staminali con sostanze specifiche che le istruiscano a diventare neuroni e non altre cellule del nostro corpo, ad esempio cellule del cuore o della pelle. È una sorta di percorso dove a ogni passo c'è una verifica, un controllo che garantisca all'istruttore-ricercatore» che la cellula sta effettivamente trasformandosi in neurone e che lo sta facendo in modo corretto. La produzione di neuroni a partire da cellule staminali è una delle pratiche scientifiche in cui si è specializzato il laboratorio UniStem di Elena Cattaneo, nominata nei mesi scorsi senatrice a vita, all'Università di Milano. Zanichelli è entrata in questa palestra di staminali per farsi raccontare dai ricercatori come si fa a istruire una cellula a diventare neurone. Il risultato è un video che porta in primo piano il lavoro quotidiano di coloro che ogni giorno nutrono e controllano le cellule per ottenere neuroni maturi funzionali e studiarne caratteristiche e potenzialità. Attenzione: è sempre bene ricordare che tutta questa ricerca, per quanto avanzata, è lontana dal poter essere applicata a chi oggi è malato. Non c’è ancora un modo sicuro per sfruttare la potenzialità delle staminali e produrre neuroni che riescano a riparare i danni fatti dalle malattie neurodegenerative al nostro cervello. Non esistono ancora protocolli, pratiche e metodi considerati sufficientemente sicuri, stabili e a basso rischio per dare una speranza ai pazienti. È solo la ricerca, quella fatta in modo chiaro e trasparente, condividendo i risultati con la comunità scientifica, che potrà forse darci strumenti di cura e risposte concrete in futuro.

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