A proposito di libri di scienza e “nuovo sublime”

I libri di scienza ci obbligano a pensare la complessità, non ad averne paura.
Francesco Guglieri

 

I libri sui libri: per i lettori forti sono come il tiramisù alla fine di una cena perfetta.

Titoli come La memoria vegetale di Umberto Eco, Le voci dei libri di Ezio Raimondi, Lo scaffale infinito di Andrea Kerbaker, La febbre dei libri di Alberto Vigevani, l’intera opera saggistica di Alberto Manguel (Vivere con i libri, Diario di un lettore, La biblioteca di notte, etc.), La collezione di Giampiero Mughini o la totalità del bellissimo catalogo delle edizioni Sylvestre Bonnard di Milano (non più in attività), sono monumenti a una passione che, in base all’intensità, può assumere i contorni della bibliofilia o, peggio, della bibliomania (con sfumature di bibliofollia).

Mantenendoci sulla retta via di un sano equilibrio, più raro imbattersi in un libro sui libri di scienza, come è Leggere la terra e il cielo. Letteratura scientifica per non scienziati (Laterza, 2020, 173 pp., euro 17), libro molto interessante e di facile lettura scritto da Francesco Guglieri (1976), editor e saggista di formazione umanistica.

In un blog che si chiama “Pagine di scienza” e che condivide la stessa passione non potevamo lasciarcelo sfuggire, anche perché fornisce più di uno spunto didattico interessante.

 

 

Il nuovo sublime scientifico

Il primo elemento di interesse del libro di Guglieri è nella messa a fuoco del concetto di “nuovo sublime”. Mentre il sublime «è l’esperienza di un fenomeno o di un’idea che trascende la finitezza umana, i suoi confini abituali, […] particolare impasto di terrore e rassicurazione, di perdita e di riconquista» [p. 7], il nuovo sublime (scientifico) coinvolge «aspetti della realtà che lo sguardo della scienza degli ultimi due secoli ci ha messo di fronte mentre ridefiniva i confini dell’universo che abitiamo.» [p. 8].

Basti pensare che appena un secolo fa consideravamo la Via Lattea, la nostra galassia, come fosse l’intero universo, mentre a poco a poco è emerso che le galassie sono centinaia di miliardi, a loro volta formate da centinaia di miliardi di stelle, e che la maggior parte dell’universo è composto da materia ed energia oscure che non sappiamo ancora spiegarci e comprendere.

La realtà non è solo ciò che vediamo con i nostri limitatissimi sensi e la scienza ce lo sta (di)mostrando, fin dai tempi di Galileo, sempre più spesso e sempre più velocemente.

 

Rendere visibile l’invisibile: ecco quello che fanno le scoperte scientifiche. Là dove c’era una stanza vuota attraversata da un raggio si sole che filtra dalla finestra, adesso vediamo la luce, la sappiamo composta di microscopici corpuscoli – i fotoni – che possono comportarsi sia come onde che come particelle. E sappiamo che queste particelle hanno una velocità, e che tale velocità non può essere superata da nulla in tutto l’universo. È come se la realtà si fosse spalancata alla maniera di un libro pop-up… [p. 9]

 

Libri di scienza contro il dolore

Il secondo elemento di interesse: i libri di divulgazione scientifica sono visti dall’autore come un rimedio contro la malinconia e le afflizioni dell’animo, a cui tanto inchiostro hanno dedicato la maggior parte dei filosofi – vengono in mente prima di tutti gli stoici, come Lucio Anneo Seneca e l’imperatore Marco Aurelio – e i maestri zazen come Shunryū Suzuki.

 

Leggere libri di scienza è uno straordinario antidoto non solo alla malinconia, ma anche alla dispersione dell’attenzione. I libri di scienza richiedono tempo, concentrazione. Sono lunghi (spesso) e complessi (quasi sempre), la densità delle informazioni che contengono, ma anche lo stupore e la vastità degli orizzonti che dischiudono, richiedono tempo. Tempo esclusivo. Continuato. Tempo «denso», concentrato perché impone concentrazione, raccoglimento. Mentre nella vita di tutti i giorni questo tempo lungo e solitario, questa laica forma di meditazione, è sempre più rara [p. 9].

 

Nel suo libro Francesco Guglieri sostiene che i libri di divulgazione scientifica allèvino i dolori della vita non solo grazie al contatto protratto con il nuovo sublime, ma anche grazie al fatto che leggendo con concentrazione facciamo esperienza della solitudine, e che «senza solitudine non può esserci libertà».

C’è anche la libertà di usare la scienza come faceva Italo Calvino, cioè «come una straordinaria riserva di caccia per l’immaginazione, una palestra per l’esercizio della fantasia» (lo abbiamo già accennato nell’articolo Italo Calvino, scienziato). O anche, come disse il poeta Samuel Taylor Coleridge che amava frequentare lezioni universitarie di chimica, «per arricchire la mia riserva di metafore».

 

Accostamenti: fra scienza e letteratura 

Il terzo elemento di interesse: gli accostamenti tra opere scientifiche e opere letterarie.

In ogni capitolo/recensione del libro, infatti, Guglieri attinge alla grande letteratura (non scientifica) per sparare fotoni, cioè illuminare le zone d’ombra di ciò che è complesso, non immediato.

Per esempio Philip K. Dick introduce Stephen Hawking; oppure Anna Karenina, che rivede il marito dopo molto tempo e si chiede se abbia sempre avuto orecchie così grandi, ponendo di fatto le basi, con questa domanda interiore, alla fine del loro matrimonio. Cosa c’entra con La guerra dei buchi neri di Susskind? C’entra che il libro di Susskind fa lo stesso effetto su di noi, modificando la nostra idea non di matrimonio, ma di realtà.

Oppure Primo Levi che chiude La ricerca delle radici con Buchi neri e salti temporali di Kip Thorne, consulente scientifico del film Interstellar e premio Nobel per la fisica 2017, il quale lo spinge a riflettere sulla disperazione e l’indifferenza della natura, con lo spiraglio della redenzione della nostra presenza: «la mente umana ha concepito i buchi neri, ed osa sillogizzare quanto è avvenuto nei primi attimi della creazione, perché non dovrebbe saper debellare la paura, il bisogno e il dolore?».

Oppure Vladimir Nabokov, che nella sua autobiografia Parla, ricordo scrive: «so di un giovane soggetto cronofobico che provò qualche cosa di molto simile al panico guardando certi filmini di famiglia girati qualche settimana prima della sua nascita», introducendo con maestria l’abisso, la tenebra degli inizi di ogni cosa raccontati da Jim Baggott in Origini, di cui Guglieri scrive:

 

Leggendo il libro di Baggott si è presi dallo stesso stordimento del cronofobo di Nabokov: vengono in mente quei filmati a scorrimento veloce in cui l’azione di ore viene contratta in pochissimi minuti. E, come in un video, la tentazione è quella di muoversi non solo in avanti, ma anche indietro, di passare dal presente delle nostre vite al passato che le ha precedute, a prima della nostra nascita… » [p. 85]

 

Ne abbiamo citati solo alcuni, ma di quali libri parla esattamente questo libro?

 

I 19 titoli del “canone”

Ecco i 19 capitoli, ognuno dedicato a un libro di divulgazione scientifica. Perché 19? Perché è la quantità di libri che un buon lettore può teoricamente leggere, secondo Guglieri, in un anno (o poco più):

  • Steven Weinberg ˗ I primi tre minuti. L’affascinante storia dell’origine dell’universo
  • Stephen Hawking ˗ Dal Big Bang ai buchi neri. Breve storia del tempo
  • Kip Thorne ˗ Buchi neri e salti temporali. L’eredità di Einstein
  • Leonard Susskind ˗ La guerra dei buchi neri
  • Carlo Rovelli ˗ L’ordine del tempo
  • James Gleick ˗ Viaggi nel tempo
  • Douglas R. Hofstaedter ˗ Gödel, Escher, Bach: un’Eterna Ghirlanda Brillante
  • Rudy Ruckner ˗ La quarta dimensione. Un viaggio guidato negli universi di ordine superiore
  • Jim Baggott ˗ Origini. La storia scientifica della creazione
  • Richard Dawkins ˗ Il gene egoista. La parte immortale di ogni essere vivente
  • Stephen Jay Gould ˗ La vita meravigliosa. I fossili di Burgess e la natura della storia
  • Stefano Mancuso ˗ Plant Revolution. Le piante hanno già inventato il nostro futuro
  • Desmond Morris ˗ La scimmia nuda. Studio zoologico sull’animale uomo
  • Yuval Noah Harari ˗ Sapiens. Da animali a dèi. Breve storia dell’umanità
  • Oliver Sacks ˗ L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello
  • Andrea Wulf ˗ L’invenzione della natura. Le avventure di Alexander von Humboldt, l’eroe perduto della scienza
  • David Quammen ˗ Spillover. L’evoluzione delle pandemie
  • Elizabeth Colbert ˗ La sesta estinzione. Una storia innaturale
  • Amitav Ghosh ˗ La grande cecità. Il cambiamento climatico e l’impensabile

Si va dal libro scientifico «più venduto e meno letto della storia» (Hawking) ad altri titoli più accessibili. Alcuni di questi 19 li abbiamo già affrontati in queste “Pagine” (vedi link nella lista sopra). Altri sono titoli molto famosi e imprescindibili, ma ci sono scoperte anche per chi mastica abitualmente questo tipo di letteratura. Altri ancora, come quello di Ghosh, sono non strettamente scientifici, ma utili in un’ottica scientifica (l’analisi dell’Antropocene a partire dai cambiamenti climatici).

In tutti i casi, come sempre, approfittiamone per leggere buoni libri, i quali hanno un grande potere. Come ha scritto Ezio Raimondi in Un’etica del lettore:

 

Nel momento in cui leggo, sono come sospeso in un altrove tessuto di ombre e di fantasmi. Leggendo, calati nella logosfera del testo, ci si può persino sentire, a occhi aperti, immersi in un sogno più vero e più vivo della realtà circostante. [p. 11-12]

 

E come sa chi ha letto alcuni dei libri amati e descritti da Guglieri, la realtà – in realtà – dovremmo declinarla al plurale, e così «rimettere il sublime al centro della nostra immaginazione».

 

 

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