La vita a sei zampe: il mondo degli insetti

Nessun animale è tanto insignificante da non ricompensare con grandi scoperte chi lo osservi con attenzione.

Karl von Frisch

 

 

Come si può rimanere in contatto con la natura se si è chiusi in casa? Piante sul proprio balcone, alberi in strada, binocolo davanti agli occhi per osservare gli uccelli. Oppure – per molti potrebbe non essere immediato pensarci – insetti.

Un rifugio per la mente accessibile, disponibile, a costo zero. Un mondo infinito di scoperte e meraviglia che diamo per scontato, come diamo per scontato il Sole nel cielo. Non è immediato pensare agli insetti forse perché ci divide una distanza in apparenza incolmabile, che diventa però proprio l’elemento di interesse che può far nascere la scintilla di un amore duraturo. Questo amore ha una parola specifica: entomologia.

(Non è un caso che un grande entomologo italiano, Giorgio Celli (1935-2011), pubblicò nel 1983 un libro che si intitolava Etologia da camera, per appassionati “di città” che si aggirano «tra gli asfalti e l’erba incenerita dai residui solforosi» o «sui balconi fioriti di amici compiacenti».)

È anche grazie alla distanza incolmabile a cui abbiamo accennato se il racconto di Franz Kafka La metamorfosi è così potente? È più facile immaginarci come uccelli in volo, oppure come lupi, orsi, delfini, cani, gatti e in generale mammiferi, che non scarafaggi.

Gli scarafaggi hanno lo scheletro fuori, non dentro; negli scarafaggi vaga emolinfa verdastra, non sangue; zampettano in luoghi bui e umidi, comunicando in modi misteriosi, e visti da vicino sembrano mostri usciti da Alien. Sembrano, ma non sono. Pensiamo alle farfalle: nascono vermi (larve) e muoiono che sono simboli di bellezza e perfezione (fase adulta postembrionale, detta anche immagine).

Ma attenzione: pensare che Gregor Samsa si svegli scarafaggio è un errore che molti di noi si portano dietro dal passato. Come hanno fatto notare sia Vladimir Nabokov che Primo Levi, l’insetto protagonista del racconto di Kafka non è uno scarafaggio, ma un coleottero, cioè, per capirci, una specie di scarabeo.

Secondo Levi, poi, non saranno gli scarafaggi i futuri padroni del mondo, ma proprio i coleotteri (vedremo più avanti come mai il loro successo evolutivo sia stato tanto straordinario).

Così, basta qualche lettura e un po’ di osservazioni per scoprire che il mondo degli insetti è in grado di «ricompensare con grandi scoperte chi lo osservi con attenzione».

Abbiamo già indagato il mondo delle formiche, in futuro scopriremo quello delle api. In questa tappa entomologica intermedia – da percorrere ognuno immobile a casa sua, ognuno con gli appigli mentali che può per non dare di matto – mi piacerebbe consigliare qualche libro interessante che ci faccia uscire completamente da noi stessi, per entrare in un mondo magico, selvaggio, spietato e sorprendente.

 

Proviamo a entrare in confidenza?

Non è facile, con gli alieni, ma proviamoci. Appartengono alla classe degli Insecta tutti gli animali che hanno sei zampe (almeno in uno dei cicli vitali) e i cui corpi sono suddivisi in tre segmenti: capo, torace, addome. Inoltre: nel torace, nella maggior parte dei casi, possono esserci due o quattro ali, ma esistono anche specie senza ali, cioè attere (per esempio pulci e pidocchi). Insieme a crostacei, miriapodi e aracnidi, gli Insecta fanno parte del grande phylum degli Artropodi (cioè animali con arti e corpo segmentati).

Gli insetti superano il milione di specie e rappresentano i 5/6 delle specie viventi totali sul pianeta (anche se molte specie restano ancora da scoprire e classificare). Sono miliardi di miliardi di miliardi di individui: si stima che per ogni essere umano vivano oltre duecento milioni di insetti. Sono piccoli, ma la loro biomassa rappresenta i 2/3 dell’intero regno animale.

Sono vita allo stato puro, dove tutti si nutrono di tutto e di tutti ovvero dove si attua, per dirla con Fabre, «il sapiente brigantaggio della vita». Anche noi, senza di loro, moriremmo di fame, basti pensare al rapporto che hanno con le piante che ci nutrono e che nutrono gli animali da allevamento.

Sono tanti, sono ovunque. Sono capaci di vivere in condizioni estreme: computer, petrolio, deserti, laghi ghiacciati, narici dei trichechi, sono tutti habitat di almeno una specie di insetto. E sono capaci di cose inimmaginabili.

 

Terra insecta

Scritto dall’entomologa norvegese Anne Sverdrup-Thygeson (1966), Terra insecta (BUR Rizzoli, 2019, 253 pp., euro 18) è un ottimo libro per approcciarsi a questo mondo, di facile e appassionante lettura e aggiornato alle scoperte più recenti. L’autrice è specializzata nello studio delle querce cave secolari, isole di biodiversità preziose per la vita di centinaia di specie viventi.

Invecchiando, le querce tendono a sviluppare una cavità interna nella quale il legno, a poco a poco, si decompone. In quella delicata penombra l’aria sa di funghi e terriccio umido, con un vago sentore di autunno, accompagnato dalle note dolciastre del legno tiepido, che promettono il ritorno della primavera. Il cavo delle querce è un altro mondo, un universo parallelo dove il tempo e lo spazio obbediscono a leggi diverse. Tutto va più in fretta, perché la vita di un coleottero dura una sola estate, e una manciata di necromassa legnosa rosso-brunastra dal forte aroma di funghi, umido e caducità è un intero piccolo mondo per lo pseudoscorpione, lungo solo un millimetro.
Un mondo fatto di acari trombidiformi dalle tinte vivaci e larve biancastre di coleottero, grossi scarabeidi e minuscoli collemboli. Qui la nursery e il bar per cuori solitari distano pochi centimetri. Vita e morte, tragedie e sogni su una scala di millimetri. [p. 129]


La cavità interna di una quercia secolare (immagine: shutterstock.com)

Descrive con leggerezza e competenza insieme molte curiosità etologiche, tra cui (ma è solo la punta dell’iceberg) vari record, per esempio:

  • l’insetto più piccolo è una vespa invisibile a occhio nudo, con i suoi 0,16 millimetri (Kikiki huna);
  • il più lungo è un insetto stecco di 62,4 centimetri che un entomologo cinese ha cercato per sei anni, con un diametro simile a quello di un dito medio umano (Phryganistria chinensi zhao);
  • il più pesante la larva dello scarabeo Golia (genere Goliathus): un etto di peso, e quando è adulto questo scarabeo può vivere anche 20 anni.


Record a parte, il fascino degli insetti risiede altrove, forse nel loro straordinario successo evolutivo, dato anche da una estrema adattabilità a qualsiasi ambiente e situazione, adattabilità favorita dal numero straordinario di generazioni che si susseguono una via l’altra.

L’autrice racconta anche l’uso che ne facciamo noi esseri umani: la cocciniglia (Dactylopius coccus) dalla quale si estrae il carminio usato da Rembrandt e che ancora oggi (prodotto in Perù) si estrae il colorante rosso E120 che troviamo un po’ ovunque. Ma anche la gommalacca, una sostanza prodotta dagli insetti che finisce impiegata nelle gelatine alla frutta.

Non sono questi i soli usi alimentari che facciamo degli insetti, visto che anche in Occidente piccole minoranze stanno seguendo le orme di molte parti d’Asia dove lo sfruttamento degli insetti a fini alimentari è la quotidianità. In fondo, cosa cambia in termini proteici tra uno spiedino di gamberetti e uno spiedino di cavallette?

Ci sono poi altri aspetti che legano gli insetti agli esseri umani in modo importante. Uno, tragico, sono le malattie che possono veicolare, come nel caso delle zanzare le quali, involontariamente, provocano ogni anno nel mondo quasi un milione di morti (senza contare intere regioni compromesse anche a livello economico per gli effetti della malaria sulle persone).

Altri aspetti, molto più gradevoli, sono tutte le cose buone che dagli insetti derivano. Il più “banale” ha a che fare con gli impollinatori, senza i quali la vita sulla Terra sarebbe molto diversa (o forse non sarebbe), e così il cibo sulle nostre tavole. Ma ci sono storie meno evidenti. Per esempio i passi avanti che la scienza ha fatto e continua a fare grazie agli insetti.

Ora, avvicinatevi alla cesta della frutta che avete in casa. Se avete lasciato i frutti fuori dal frigorifero per un tempo sufficiente, noterete un piccolo nugolo di moscerini che dalla frutta promana venendo da chissà dove. Si tratta della Drosophila melanogaster, o moscerino della frutta, la regina non solo della vostra uva, ma anche dei laboratori di tutto il mondo: grazie a lei infatti sono stati vinti almeno sei premi Nobel!

 

Ingrandimento di Drosophila melanogaster (Immagine: shutterstock.com)

Tutto questo – e molto altro – porta l’autrice a soffermarsi sul concetto di biofilia, introdotto da Edward O. Wilson (già incontrato nell’articolo dedicato alle formiche), cioè di amore per il vivente: «un tratto sviluppatosi nel corso dell’evoluzione e costantemente rafforzato dell’evoluzione stessa, perché la sintonia con la natura aumentava le chance di sopravvivenza dell’individuo» [p. 185].

Ed è così che alcuni studi – presenti anche nella bibliografia alla fine del libro – dimostrano che vivere vicino ad aree verdi allunga la vita, riduce i sintomi degli studenti con disturbi della personalità, riduce gli episodi di violenza domestica rispetto ad aree asfaltate e cementificate.

Proprio oggi noi esseri umani stiamo sperimentando sulla nostra pelle quanto sia difficile vivere chiusi in casa e quanto sia salvifico, per la salute mentale e fisica, avere a disposizione anche solo un piccolo pezzetto di giardino dove poter trascorrere la quarantena.

Erba, fiori o una semplice pozzanghera di fango, per qualsiasi appassionato di insetti sono mondi da indagare e nei quali perdersi, e Terra Insecta è un libro perfetto per comprenderlo.

 

 

Le meraviglie dell’istinto negli insetti (e in Fabre)

Jean-Henri Fabre (1823-1915) è un naturalista francese, fra i fondatori dell’etologia e il fondatore dell’entomologia moderna. Uomo dal carattere spigoloso e dalla vita travagliata, autodidatta dai mille interessi, fu grande scienziato tanto quanto fu abilissimo divulgatore.

Definito da Darwin «osservatore inimitabile» e da Hugo «Omero degli insetti», in età avanzata riuscì finalmente a coronare il suo sogno di trasferirsi a vivere in campagna. Comprò un terreno incolto in Provenza (nel paesino di Serignan du Comtat) e fino alla morte avvenuta a 92 anni trascorse le sue giornate all’insegna di tre verbi-regole: OSSERVARE, SPERIMENTARE, DESCRIVERE.

Che cosa? Insetti, soprattutto. In particolare gli ordini degli imenotteri (vespe, api, calabroni, etc.) e dei coleotteri (scarabei, coccinelle, etc), dove quest’ultimo – con le sue oltre 350.000 specie (di cui in Italia circa 10.000) – è l’ordine più grande di tutti gli organismi viventi, piante comprese.

 

Jean-Henri Fabre (immagine: Wikipedia)

Il terzo verbo di Fabre, descrivere, assume la forma dei suoi fondamentali Souvenirs Entomologiques (Ricordi di un entomologo, Einaudi 1972, purtroppo fuori catalogo) e di altre decine di scritti fra cui spicca l’unico libro di Fabre attualmente reperibile in Italia, e per questo ancora più prezioso e imperdibile, cioè Le meraviglie dell’istinto negli insetti (Armando editore, 2007, 238 pp., euro 24).

Tre brevi assaggi per farsi un’idea della personalità di Fabre:

Non è certo facile procurarsi un laboratorio in aperta campagna quando si è presi nella morsa terribile dell’angoscia del bisogno del pane quotidiano. Per quarant’anni ho lottato con un coraggio indefettibile contro le meschine miserie della vita, e finalmente il tanto agognato laboratorio è arrivato. [p. 21]

Quando ci manca la società degli uomini noi ricorriamo a quella degli animali, e non sempre ci perdiamo nel cambio. [p. 105]

La storia non si occupa minimamente di certi dettagli; essa celebra i campi di battaglia che ci uccidono e mantiene il silenzio sui campi coltivati che ci fanno vivere; essa conosce i bastardi dei re, ma non conosce l’origine del grano. Così vuole la stoltezza umana. [p. 212]

Tanto rifugge la stoltezza umana, tanto è attento ai dettagli che osserva. I decenni trascorsi chino a osservare gli insetti e a compiere esperimenti mai svolti prima per comprendere l’istinto degli insetti sono restituiti nelle pagine di questo libro, scritto più di cento anni fa, in modo straordinario. Il lettore potrà certo perdonargli il carattere un po’ spigoloso da duro e puro che rifugge, oltre alla stoltezza, anche l’obbligo di piacere a tutti i costi per motivi che non siano altro che professionali e divulgativi.

Colpisce l’inventiva degli esperimenti e delle trovate per studiare il comportamento degli insetti che prima cattura, poi osserva, poi descrive con intelligenza e capacità di meravigliare il lettore.

Qui per motivi di spazio accenneremo solo al capitolo intitolato La mosca azzurra della carne [pp.73-87], dove descrive i suoi studi sulla Calliphora vomitoria e la Sarcophaga carnaria. Nomi certo poco allettanti, che però appartengono a due ditteri che conosciamo tutti: le mosche azzurre della carne e i cosiddetti “mosconi” grigi che possiamo vedere sbattere rumorosamente contro i vetri delle nostra finestre.

Entrambe queste mosche depongono le uova nella carne degli animali morti e Fabre è il primo a notare e sperimentare che se il macellaio incartasse la carne si eviterebbe di farla andare a male. Dopo più di un secolo, avrete notato, il vostro macellaio consegna la carne avvolta nella carta plastificata: questo ha un senso preciso, ed è per evitare che le mosche depongano le uova e dopo poco compaiano le larve, che un secolo fa dovevano essere fin troppo frequenti.

Uno degli elementi di forza e interesse di questo libro è che Fabre, per quanto rigoroso e appassionante, non si limita alle osservazioni entomologiche, ma con spirito da filosofo compie spesso deviazioni verso la condizione umana.

Nei suoi laboratori di rinnovamento la Natura dimostra una superba indifferenza nei nostri riguardi; in fondo ai suoi crogioli, animali e persone, pezzenti e monarchi sono assolutamente la stessa cosa. Ecco l’autentica uguaglianza, l’unica che esista al mondo: l’uguaglianza davanti al bigattino. [p. 87]

 

La strategia della farfalla

A chi invece volesse non esagerare con l’entomologia, ma desiderasse comunque approcciarsi al mondo degli insetti, consigliamo La strategia della farfalla (Guanda, 2016, 142 pp., euro 12) scritto da quell’acuto e finissimo intellettuale che è Marco Belpoliti (1954), fra le altre cose curatore delle opere di Primo Levi.

In questo agile e piacevole libretto, con la curiosità del non specialista, ma con la profondità di chi ha macinato pagine e vita, l’autore si approccia a questo mondo con intelligenza e passione, soffermandosi sulle specie più prossime all’uomo.

Ha studiato gli insetti che descrive, ma è capace di collocarli nel nostro immaginario, in uno stimolante incastro continuo tra vita naturale e vita culturale, così che dall’insetto si passa alle opere letterarie, storiche e scientifiche che lo riguardano. Prendiamo le pulci:

Le pulci sono temibili per le malattie che diffondono, la peste ad esempio. Questa colpisce i ratti; le pulci succhiano il loro sangue, che passa indenne nel loro intestino, dove il bacillo si riproduce benissimo e poi viene diffuso attraverso gli escrementi dell’insetto. In realtà, la vera trasmissione avviene solo quando i ratti cominciano a morire per la peste; le pulci allora sono costrette per campare a saltare sugli uomini, contagiandoli. La saliva della pulce, che inietta con una puntura, provoca un’irritazione e un forte prurito, ed è una sorta di veleno, sebbene si tratti di una quantità risibile: 0,00004 millimetri cubici; così che per averne una goccia servirebbero un milione e mezzo di pulci; con questa quantità di liquido si arriverebbe a far grattare l’intera popolazione di un’intera città. [p. 90]

Così l’autore, seguendo uno schema consolidato in tutti i capitoli del libro, dalle informazioni e curiosità entomologiche passa alle opere che citano le pulci, per arrivare a raccontare di uno spettacolo molto particolare: il circo delle pulci, diffuso dai tempi antichi fino agli anni Settanta del Novecento. Pulci che trainavano carretti e tiravano fili che azionavano piccoli cannoni. Il premio finale del domatore per premiare le proprie minuscole tigri dotate di esoscheletro? Il proprio braccio, dal quale le pulci potevano, dopo aver lavorato duramente per il sollazzo degli spettatori paganti, abbuffarsi finalmente di sangue.
Dagli insetti agli esseri umani, i grandi autori che si sono occupati di insetti ci sono praticamente tutti – Nabokov, von Frisch, Celli, Mainardi, Wilson, Maeterlinck, Michelet, Kafka, Levi e lo stesso Fabre, solo per citarne alcuni – e fra questi compare più volte un illustre sconosciuto: Michael Chinery.

In questo video del 1949, tratto dalla Settimana Incom, uno spettacolo di pulci ammaestrate:


Guida degli insetti d’Europa

Accenniamo ancora alla famiglia dei coleotteri e prendiamo per esempio le coccinelle, insetti iconici che anche gli entomofobici, per misteriosi motivi, amano tenere in mano sentendosi baciati dalla fortuna, senza considerare che sono spietati killer dediti anche al cannibalismo.

Quando diciamo “coccinelle” intendiamo la famiglia dei Coccinellidi, che comprende oltre 6000 specie, di cui circa 120 in Italia. Sono insetti utilissimi anche nella lotta integrata in agricoltura, con la loro capacità di predare gli afidi, e ci forniscono un esempio della fortuna dei coleotteri e della capacità di Micheal Chinery (1938) di raccontare l’entomofauna nel suo importante libro Guida degli insetti d’Europa (Franco Muzzio editore, 2010, 431 pp., euro 32).

Molto ben fatto, molto ben scritto, è utile per riconoscere le famiglie di appartenenza degli insetti che osserviamo attraverso i più minuti particolari anatomici, i loro habitat, il loro comportamento, la loro storia biologica. La parte importante non è, come in genere si verifica nelle guide, nelle illustrazioni alla fine del volume, bensì nell’approfondito testo. Così, secondo Chinery, ecco perché Primo Levi aveva ragione quando diceva che il mondo del futuro apparterrà ai coleotteri:

Il successo dei coleotteri è dovuto in gran parte alle loro elitre coriacee e, in generale, alla durezza della loro cuticola. Le elitre permettono loro di vivere sotto le pietre e nelle foglie in decomposizione, utilizzando i rifugi che queste offrono ma conservando al tempo stesso le ali, necessarie alla dispersione. La cuticola dura mette i coleotteri al sicuro dalle intemperie e dalla disidratazione e quindi permette loro di vivere in ambienti più secchi (per esempio i granai) rispetto alla maggior parte degli altri insetti. [p. 347]

Se avrete la fortuna di essere visitati da una coccinella noterete, un attimo prima che spicchi il volo, che il dorso rosso con puntini neri (dalla funzione antipredatoria) si divide in due e si solleva: sono le elitre. Da sotto le elitre (paio di ali anteriori modificate, prive della funzione del volo) escono le due ali vere e proprie, dispiegandosi come origami per raddoppiare magicamente la propria estensione.

 

Le elitre sollevate di una coccinella (immagine: shutterstock.com)

Abbiamo così scoperto che il nome Coleoptera deriva dal greco e si riferisce proprio alle elitre: significa “con ali a fodero” (coleos: fodero, astuccio), e questa è solo un’altra piccola scoperta fra migliaia di grandi scoperte che potremo fare osservando gli insetti nel nostro piccolo angolo di mondo. E grazie anche alla lettura di questi libri.

Dopo queste letture avremo forse capito qualcosa in più non solo del mondo naturale e della nostra diversità, ma anche che i veri re del regno degli Animalia non sono i leoni, men che meno gli umani, ma gli insetti.

Gli alieni siamo noi.

 

Altri libri consigliati:

  • Geena Forrest, Sei zampe e poco più (TopiPittori, 2016, 32 pp. Per bambini dai 7/8 anni in su)
  • Vincent Albouy – Denis Richard, Guida ai coleotteri d’Europa (Ricca, 2019, 400 pp.)
  • Giorgio Celli, Etologia da camera (Rizzoli, 1983, 164 pp. Fuori catalogo)
  • Giorgio Celli, Il prato di Proust (Franco Muzzio editore, 2000, 123 pp. Fuori catalogo)
  • Mario Sturani, Caccia grossa fra le erbe (Rizzoli,1970, 97 pp. Fuori catalogo)
  • Jean-Henri Fabre, I devastatori (Rizzoli, 1984, 220 pp. Fuori catalogo)
  • Jules Michelet, L’insetto (Rizzoli, 1982, 222 pp. Fuori catalogo)

 

Intanto il Museo civico di storia naturale di Ferrara ha lanciato il progetto “Natura alla finestra”. Potete partecipare caricando le vostre foto, scattate anche con smarphone, su questa pagina di iNaturalist.
Al di là del progetto specifico, iNaturalist è un sito/app consigliato sempre, per riconoscere piante e animali e aiutare i ricercatori grazie alle vostre segnalazioni.

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Commenti [1]

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  1. Alberto Cocchi

    Bello e interessante a tutti i livelli……Grazie! Archimede

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