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Marie Tharp, la cartografa della deriva dei continenti

Il suo lavoro sulla mappatura dei fondali oceanici e la scoperta della dorsale medio-atlantica confermarono la teoria di Wegener

È l’inverno tra il 1942 e il 1943 e gli Stati Uniti sono entrati nella Seconda Guerra mondiale da poco più di un anno. A muoverli non fu tanto la dichiarazione di guerra che Adolf Hilter e la Germania nazista fecero nel marzo del 1941, quanto il famigerato attacco a Pearl Harbor il 7 dicembre di quello stesso anno: il Giappone aveva colpito l’America sul suo territorio. Negli anni Quaranta del Novecento, guerra vuol dire migliaia di giovani uomini che vengono arruolati e mandati al fronte, sottraendo forza lavoro alle industrie e iscritti alle università. È così che quell’inverno compare un avviso sulle bacheche dei campus americani per offrire un corso accelerato in geologia aperto anche alle donne. L’industria petrolifera nazionale, infatti, sa che senza i laureati maschi impegnati al fronte rischia di trovarsi a corto di tecnici negli anni successivi. L’avviso si trova anche nei corridoi dell’Università dell’Ohio dove viene notato da una ragazza all’ultimo anno che si sta per laureare in materie “femminili”, inglese e musica. Quell’avviso le cambia la vita, avviando la carriera di Marie Tharp verso l’oceanografia e la scoperta della dorsale atlantica che confermerà la deriva dei continenti.

Chi è Marie Tharp?

L’infanzia è un periodo di continui traslochi da uno stato all’altro del paese. La causa è il lavoro del padre, William Edgar, che lavora per il Dipartimento dell’Agricoltura del governo americano. Come analista del suolo costringe la famiglia a trascorrere gli inverni al sud e le estati al nord. Ogni quattro anni, ne passano uno a Washington, la capitale, in modo che William possa elaborare i dati raccolti e supervisionare la stampa delle mappe su cui aveva lavorato nei tre anni precedenti.

Questa familiarità con il disegno e la mappatura si rivela fondamentale in quell’inverno del ‘42-’43: a consigliarla di provare a iscriversi al corso accelerato di geologia è proprio il suo professore di disegno tecnico, convinto che Marie sarebbe potuta diventare una capace tecnica per qualche industria petrolifera. Nata nel 1920 e entrata all’università senza un particolare interesse per la scienza, Marie Tharp diventa una delle cosiddette PG Girls, dove PG sta per ‘petroleum geology’, la geologia del petrolio.

L’incontro che cambia la vita e la scienza

Come molte altre PG Girls, il primo impiego di Tharp è per un'azienda petrolifera, la Standard Oil nella sua sede di Tulsa, in Oklahoma. Ma realizzare schemi e mappe a partire dai dati raccolti sul campo le viene presto a noia. Così decide di spostarsi a New York dove inizialmente lavora per l’American Museum of Natural History. Ma il posto di lavoro definitivo è nel neonato Lamont Geological Observatory, uno dei primi centri di studio geologico fondato nel 1949 dal sismologo Maurice Ewing, pioniere nell'uso delle onde sonore per analizzare le rocce e i sedimenti sul fondo dell'oceano.

Nel 1952 Tharp comincia a lavorare con il geologo Bruce Heezen allo scopo di individuare gli aerei abbattuti sull’oceano Atlantico durante la Seconda Guerra mondiale. Per farlo, i due scienziati analizzano l’archivio di dati raccolti con i sonar durante il conflitto e ancora da studiare. Grazie a queste informazioni è possibile creare delle mappe, la specialità di Marie. È un primo assaggio dello studio che conducono per i successivi decenni, quando grazie alle campagne di raccolta dati a bordo di navi dotate dei migliori e più sofisticati sonar, e alla conseguente trasformazione in cartografia, Heezen e Tharp realizzano la più dettagliata mappatura dei fondali di tutti gli oceani. La mappa confermerà che i continenti si muovono a causa del vulcanismo sommerso presso le dorsali oceaniche, ma non sarà una conclusione facilmente accettata.

La mappa del fondale atlantico

I primi sei profili batimetrici del fondale oceanico sono il risultato dell’analisi dell’archivio dei sonar bellici che riguardavano l’Atlantico. Il profilo più settentrionale inizia a Martha's Vineyard, una piccola isola al largo del Massachusetts, quello più meridionale a Recife, in Brasile. Ma cosa si trovava nelle centinaia di miglia che separavano ogni profilo? Inizialmente, per riempire gli spazi vuoti, Tharp utilizza i dati sulla temperatura, le misurazioni della salinità e i risultati dei carotaggi. L’immagine che pian piano le si dipinge di fronte agli occhi è quella di una struttura a forma di ‘V’ che corre da nord a sud dell’Atlantico.

Le mappe batimetriche disegnate da Tharp contraddicono l’idea sostenuta ancora all’inizio del Novecento da alcuni scienziati che i fondali oceanici fossero piatti e omogenei. Al contrario, la cartografia prodotta da Tharp mostra un panorama estremamente variegato, con questa straordinaria struttura che la taglia da nord a sud. Tharp pensa subito a una rift valley, un taglio nella crosta terrestre, frutto della spinta delle forze endgene sottostanti. È la prova che Alfred Wegener aveva ragione con la sua teoria della deriva dei continenti. Come scrive Hali Felt, la principale biografa di Tharp, “la Rift Valley era una prova lunga 10.000 miglia”.

Qui puoi guardare un breve video del Times che mostra alcune immagini di fenomeni vulcanici sottomarini lungo le dorsali oceaniche:

Divergenze e poi affinità

Bruce Heezen non la pensa così. L’idea di un rift lungo la dorsale medio-atlantica era rivoluzionaria e potenzialmente mal vista dall’establishment scientifico, soprattutto quello americano che aveva rifiutato le idee di Wegener. Inizialmente, quindi, le definisce “chiacchiere da ragazza”. Ma la tenacia di Tharp alla fine ha la meglio, soprattutto dopo che i dati raccolti con il sonar proprio da Heezen in quasi venti anni di esplorazioni degli oceani confermano l’idea del rift. Nello stesso periodo, al Lamont Geological Observatory un gruppo mappa gli epicentri dei terremoti sottomarini su una carta che ha la stessa scala di quella a cui lavora Tharp. Confrontando le due mappe, Tharp e Heezen si accorgono che combaciano quasi perfettamente, contribuendo a consolidare le prove a sostegno dell’esistenza del rift.

Anzi, i dati provenienti dagli altri oceani confermano l’esistenza di strutture simili. Così, nel corso degli anni, in collaborazione con il National Geographic e il supporto di un pittore austriaco, Heinrich C. Berann, realizzano la mappa completa dei fondali di tutti i fondali oceanici del pianeta. Una mappa che ha per sempre cambiato la conoscenza degli oceani e ha dato il definitivo impulso alle idee di Wegener, che nel frattempo si erano sommate alla teoria della tettonica a placche che si stava diffondendo dagli anni Cinquanta tra i geologi.

Marie Tharp, nata nel 1920 e scomparsa nel 2006, è stata una pioniera, diventando la prima donna a lavorare al Lamont Geological Observatory, ma non ha mai potuto partecipare alle campagne di raccolta dati in mare, perché le donne in barca “portano male”. Ciononostante, è stata una scienziata fondamentale per la conoscenza degli oceani e del pianeta.

Su Marie Tharp la biografia più esaustiva è stata pubblicata da Hali Felt nel 2013. Il titolo è Soundings. The Story of the Remarkable Woman Who Mapped the Ocean Floor (MacMillan).
Hali Felt ha scritto anche un profilo biografico per la Geological Society americana da cui è tratta la sua citazione.
La Royal Institution ha invece prodotto un breve video animato in cui si raccontano i principali risultati della sua ricerca.
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Marie Tharp al lavoro sulle carte geografiche negli anni Cinquanta (Immagine: Lamont Doherty Earth Observatory)

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I profili est-ovest di Tharp attraverso il Nord Atlantico pubblicati nel 1959 in cui si notano i segni della struttura a V che Tharp per prima ha individuato.

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La mappa realizzata dal pittore Heinrich Berann sui disegni di Tharp e pubblicata dal National Geographic nel 1977 (immagine: Library of Congress)