Staminali nate in laboratorio: tocca alle ematopoietiche

Con due lavori pubblicati contemporaneamente sullo stesso numero di Nature è stata posata un’altra pietra miliare nella creazione in laboratorio di cellule staminali a partire da cellule adulte e differenziate. È la volta delle staminali ematopoietiche, le cellule progenitrici delle cellule dal sangue, ottenute attraverso approcci differenti in due diversi laboratori con un unico obiettivo: offrire una speranza in più a pazienti affetti da patologie del sangue in attesa di un trapianto di midollo osseo.

 

Cellule che “fanno” sangue

Le cellule staminali ematopoietiche sono cellule non ancora differenziate e pluripotenti, cioè in grado di riprodurre loro stesse e, contemporaneamente, tutti gli elementi fondamentali del sangue: globuli bianchi, globuli rossi e piastrine. All’interno del nostro organismo trovano dimora in una nicchia protetta del midollo osseo e da lì svolgono la loro funzione di rigenerare sempre nuovo sangue.

 

Il processo di ematopoiesi a partire da una cellula staminale ematopoietica. Immagine: Wikipedia

Un malfunzionamento di questo processo continuo di rigenerazione è alla base dell’insorgere di alcune patologie maligne a carico del sangue, come le leucemie, per le quali un trapianto di midollo osseo è spesso l’unica possibilità di cura. La mancanza di donatori compatibili, tuttavia, rappresenta un limite a questa strategia terapeutica ed è proprio per colmare questa lacuna che sono stati intrapresi gli studi descritti in queste due importanti pubblicazioni. Da una parte, il Boston Children’s Hospital (Massachusetts) ha creato delle cellule progenitrici molto simili alle ematopoietiche a partire da cellule della pelle. Dall’altra, un gruppo del Weill Cornell Medical College (New York) ha creato delle vere staminali ematopoietiche a partire da cellule endoteliali adulte.

 

Doppio strike

Il primo dei due approcci ha usato una tecnica ormai consolidata in biologia molecolare, ma applicata per la prima volta al fine di ottenere cellule del sangue: la creazione di cellule staminali pluripotenti indotte (iPSc) a partire da cellule adulte (ne abbiamo già parlato qui e in questo approfondimento). I ricercatori hanno isolato cellule di pelle adulta e introdotto nel loro genoma i geni di sette fattori di trascrizione. Dopo dodici settimane di “incubazione” all’interno dell’organismo di alcuni topi queste cellule erano in grado di dividersi generando l’intero repertorio cellulare presente nel sangue umano, cellule immunitarie comprese, comportandosi di fatto in maniera molto simile alle vere staminali ematopoietiche. Il gruppo di New York, invece, ha imboccato una strada diversa per arrivare allo stesso risultato. Nel genoma di cellule endoteliali isolate dal rivestimento interno dei vasi sanguigni sono stati inseriti i geni di quattro fattori di trascrizione. Queste stesse cellule, poi, sono state fatte “maturare” in laboratorio in un ambiente progettato ad hoc per imitare l’interno dei vasi sanguigni umani, dove si sono trasformate in cellule staminali ematopoietiche. Per dimostrarlo, i ricercatori le hanno iniettate in topi trattati per “eliminare” le loro cellule del sangue. Le staminali ottenute in laboratorio sono state in grado di rigenerare sangue e cellule immunitarie in questi topi, permettendone la sopravvivenza. Impossibile dire ora quale dei due metodi sia il più efficace, garantiscono gli esperti. Da un lato, inserire meno geni all’interno delle cellule adulte permette di limitare il rischio di mutazioni potenzialmente cancerogene, dall’altro le cellule della pelle sono reperibili più facilmente rispetto alle cellule dei vasi sanguigni. Quello che è certo è che si tratta di risultati dal prezioso potenziale clinico inseguiti dai ricercatori per oltre un ventennio e messi ora, per la prima volta, finalmente nero su bianco.

 

Immagine banner e box in evidenza: Wikipedia

Per la lezione

Prosegui la lettura

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *