L’origine del riscaldamento globale

La quasi totalità della comunità scientifica è ormai concorde sulle responsabilità umane del riscaldamento globale in atto. Decenni di studi e centinaia di articoli pubblicati hanno prodotto prove inconfutabili, anche se molti punti restano da chiarire. Tra le questioni aperte, una è particolarmente controversa: quando è cominciato veramente il riscaldamento globale?

Un articolo pubblicato su Nature da un team di scienziati australiani, statunitensi, europei e asiatici ha fornito nuovi indizi. Secondo gli autori, il clima terrestre è mutato molto prima di quanto si pensasse. Per la precisione intorno al 1830, vale a dire in concomitanza con le prime fasi della Rivoluzione Industriale.

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L’inquinamento industriale in una foto di fine Ottocento (immagine: Wikimedia Commons)

 

Tra le pagine del clima passato

Il team fa parte del consorzio Past Global Changes 2000 years (PAGES 2k), un progetto internazionale che coinvolge oltre 5500 ricercatori di 125 paesi per far luce sul clima e gli ecosistemi terrestri dal Pliocene al recente passato. PAGES ha numerosi partner scientifici, tra cui il World Climate Research Programme. L’obiettivo ultimo è fornire previsioni sul clima futuro e suggerire strategie di sviluppo più sostenibili.

Per determinare l’origine del riscaldamento globale, gli scienziati hanno esaminato i record naturali delle variazioni climatiche degli ultimi 500 anni negli oceani e nei continenti di tutto il mondo, conservati in coralli, decorazioni rupestri, anelli degli alberi e carote di ghiaccio. Sono stati analizzati anche modelli di simulazione del clima delle ultime migliaia di anni, tra cui esperimenti utilizzati per l’ultimo rapporto del Gruppo Intergovernativo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (IPCC).

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Una carota di ghiaccio antartico può fornire preziose informazioni sul clima del passato (immagine: Università di Cambridge)

 

Rivoluzioni industriali e climatiche

I dati e le simulazioni hanno individuato i primi segnali del riscaldamento nell’Artico e negli oceani tropicali intorno al 1830, come conseguenza dell’aumento dei livelli di gas a effetto serra rilasciati in atmosfera dalle attività industriali. I risultati parlano chiaro: la media climatica dopo quella data esce dal range di variabilità dei secoli precedenti.

Nel corso del 1800 gli esseri umani hanno causato solo piccoli aumenti del livello di CO2 in atmosfera, ma a quanto pare già sufficienti a modificare gli equilibri millenari del clima terrestre. Le eruzioni vulcaniche di inizio Ottocento, invece, anch’esse prese in esame nello studio, hanno avuto solo effetti trascurabili sui livelli di gas serra.

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Nerilie Abran dell’Australian National University, tra gli autori dello studio (immagine: ANU)

Reazioni a catena

Il riscaldamento globale ha mostrato ben presto i suoi effetti anche in Europa, Asia e Nord America. L’Antartide invece è rimasto per più tempo immune, probabilmente a causa della circolazione oceanica che ha spinto le acque riscaldate più a nord, lontano dal continente ghiacciato. Ma oggi è proprio sull’Antartide e sulla fusione della sua calotta polare che si concentrano i maggiori timori.

Gli autori sottolineano come il riscaldamento globale sia generalmente considerato un fenomeno del XX secolo, ma solo a causa delle rare misurazioni dirette disponibili prima del 1900. Le nuove scoperte hanno implicazioni importanti per valutare in che misura gli esseri umani hanno modificato il clima dal suo stato pre-industriale. In futuro, aiuteranno gli scienziati a capire meglio l’impatto delle emissioni di gas serra, in continuo aumento nonostante gli accordi internazionali per la loro riduzione.

 

Immagine banner in evidenza: Wikimedia Commons

Immagine box in homepage: Cambridge University

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