Aula di Scienze

Aula di Scienze

Persone, storie e dati per capire il mondo

Speciali di Scienze
Materie
Biologia
Chimica
Fisica
Matematica
Scienze della Terra
I blog
Sezioni
Come te lo spiego
Science News
Interviste
Video
Animazioni
L'esperto di matematica
L'esperto di fisica
L'esperto di chimica
Chi siamo
Cerca

La via del cuore negli scimpanzé passa per lo stomaco

Negli scimpanzé la condivisione del cibo sembra essere più importante del grooming per rinforzare i legami sociali.
Nei primati l’attività di grooming, cioè la reciproca pulizia della pelliccia da pulci e altri parassiti, riveste un ruolo fondamentale nel rinsaldare i legami sociali. Ma c’è un aspetto del comportamento degli scimpanzé che sembra svolgere questa funzione in modo ancora più efficace: la condivisione del cibo. Ricercatori di antropologia evolutiva all'Istituto Max Planck di Lipsia, in Germania, hanno misurato i livelli di ossitocina nelle urine di scimpanzé selvatici dopo la condivisione di cibo. Hanno così scoperto che questo ormone, noto per essere coinvolto nella capacità di provare empatia e autostima, aveva concentrazioni negli scimpanzé donatori e riceventi più elevate rispetto a quelle ottenute quando mangiavano insieme senza condividere il pasto. Inoltre, i livelli di ossitocina sono risultati superiori a quelli raggiunti dopo il grooming, un altro comportamento cooperativo, suggerendo che la condivisione di cibo svolga un ruolo ancora più importante nella promozione dei legami sociali.
Dopo aver cacciato un colobo, gli scimpanzé ne condividono la carne, un comportamento che favorisce il mantenimento dei rapporti sociali anche più del grooming (Immagine: Roman M. Wittig / Taï Chimpanzee Project).
Per giungere a queste conclusioni, i ricercatori hanno raccolto e analizzato 79 campioni di urina provenienti da 26 scimpanzé selvatici della foresta di Budongo, in Uganda, entro un'ora dal pasto collettivo, con e senza condivisione. L’aumento significativo dei livelli di ossitocina in caso di condivisione è stato registrato indipendentemente dal fatto che i soggetti elargissero o ricevessero il cibo, che fossero imparentati o meno, che avessero rapporti affettivi, e che condividessero carne o altri tipi di cibo. I meccanismi neurologici alla base di questo comportamento sono gli stessi che intervengono nella costruzione e nel rafforzamento del legame madre-figlio durante l’allattamento (infatti l’ossitocina stimola anche la secrezione del latte). Si pensa quindi che all’origine vi fosse l’esigenza di mantenere il legame anche dopo lo svezzamento. In seguito, l’evoluzione avrebbe favorito la condivisione del cibo per la formazione e il mantenimento di rapporti sociali con individui non imparentati. In fondo, gli amanti della buona tavola l’hanno sempre saputo: mangiare in compagnia può essere molto gratificante e socialmente benefico. Non a caso l’etimologia latina della parola compagnia è com = con e panis = pane. Se poi il semplice pane si trasforma in arte culinaria degna del pranzo di Babette, non è difficile immaginare ampie ricadute psicologiche e sociali. Ai ricercatori manca solo la conferma scientifica: infatti stanno già pensando di misurare i livelli urinari di ossitocina, dopo un pasto condiviso, anche negli umani. Immagine Banner: Wikimedia Commons Immagine Box: Roman M. Wittig / Taï Chimpanzee Project    
scimpanzè

Devi completare il CAPTCHA per poter pubblicare il tuo commento