La scienza al tempo dei webinar

Adoro ascoltare gli scienziati parlare di quello che fanno, scoprono, studiano. Soprattutto quando, su invito di una grande istituzione, raccontano in una lecture di meno di un’ora le vicende di una solida e appassionante storia di ricerca.

È per me la maniera più facile per entrare rapidamente dentro un tema o una disciplina e capire che cosa bolle in pentola. Dopodiché approfondire digerendo la letteratura diventa una piacevole passeggiata, e non un’arrampicata di quinto grado per mancanza di un’introduzione umana.
 
Fino a pochi anni fa sentire una conferenza di alto livello era un privilegio degli abitanti di una manciata di città al mondo. Oggi, grazie a webcast, webinar e altre invenzioni dai nomi bizzarri, straordinarie avventure intellettuali possono entrare nelle case di chiunque senza che si debba pagare il canone.
 
Se potessi tornare al tempo del liceo credo che proverei a immaginare il mio futuro ascoltando molte conferenze di questo tipo. Ma quali? Sono tantissime e scegliere è impossibile, perciò provo a darvi qualche idea del tutto arbitraria di ciò che personalmente trovo stimolante.
 
Le Lectures del mercoledì pomeriggio del Direttore dei National Institutes of Health sono «bruttine» esteticamente, a volte lanciarle è una sfida per il computer, ma le cose che ho sentito (sottotitolate in inglese) mi hanno più di una volta aperto un orizzonte che non immaginavo. Guardate per esempio questa conferenza di Richard Sapolsky, dell’Università di Stanford, su Stress e salute: dalle molecole alla società:
 
 
Mi rendo conto che difficilmente a scuola o a casa ci si concede il tempo necessario per ascoltare qualcosa che può durare più di qualche minuto. Però può valerne la pena. Sì, perché queste lectures sono ben più di una lezione a distanza o di un video su YouTube. Aprono una finestra su mondi che non conosciamo.
 
Prendete ad esempio i webcast della Royal Society. Le introduzioni sono eleganti e solenni, come si addice a una società scientifica che quest’anno compie 350 anni. Ma accanto alla forma c'è tanta sostanza, visto che quest’emerita istituzione accoglie da oltre tre secoli chiunque, in ogni angolo del pianeta, ha il talento per accrescere la conoscenza umana. Ascoltare queste conferenze, seppure senza sottotitoli, è un piacere anche per le orecchie (l’inglese è spesso impeccabile). Guardate per esempio questa lezione di Andrew de Mello, professore all’Imperial College, sul Laboratorio lillipuziano: biologia e chimica in piccola scala:
 
 
Torniamo al di là dell’oceano. Soltanto ad aprire una delle lectures della serie MIT World – Distributed Intelligence, si capisce che l’MIT è un avamposto di innovazione. L’Università della California a San Diego ha addirittura creato un canale televisivo, la UCSD-TV, dove convogliare la diversità culturale di questo ateneo fuori dal comune. Ascoltate per esempio l’oceanografo Greg Rouse, della Scripps Institution of Oceanography, parlare delle Nuove scoperte sulla diversità degli animali nelle profondità dei mari:

E in Italia? Anche da noi c’è chi si sta attrezzando per offrire occasioni scientifiche di ascolto varie e interessanti. Lo fa La scienza in rete, il sito del gruppo 2003 per la ricerca; e prova a farlo anche il sito Videoscienza. Mancano ancora quasi tutte le istituzioni, ma non disperiamo.

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