Affrettati lentamente

«Ogni automobile che attraversa un incrocio ne rende il monumento equestre più obsoleto», ha scritto il poeta russo e premio Nobel Iosif Brodskij. Un cavallo sembra talmente lento e inutile, a noi che possiamo muoverci con le macchine, che a nessuno viene in mente di saltarci sopra e partire al galoppo. Specie se il cavallo è di bronzo, fisso e altissimo sopra un piedistallo, con un cavaliere già in groppa.

Nel 1977 James Gibson, uno psicologo americano, aveva ideato il concetto di “affordances”, ossia delle opportunità d’azione che l’ambiente offre a un organismo. Proprietà che dipendono sì dalle caratteristiche degli oggetti, ma anche da quello che con quegli oggetti possiamo fare. Quando vediamo una tazza, percepiamo l’idea di poterla afferrare per il manico con le dita, se c’è un manico. E quando vediamo un pulsante sentiamo che potremmo premerci sopra, se è un pulsante che ha l’aria di lasciarsi schiacciare.

Ma un balcone ci sembra più alto se abbiamo paura di cadere. Una salita ci appare più ripida se siamo vecchi, stanchi o se sulle spalle portiamo uno zaino pesante. La stessa salita sembra però meno ripida dopo che abbiamo bevuto una bibita calorica. In altre parole, la percezione di ciò che possiamo fare non è fissa, ma varia a seconda di ciò che permettono le nostre variabili condizioni.

Sono illusioni? Sì per quel che riguarda il mondo là fuori, dove nessun balcone sale al piano di sopra e nessuna salita si accorcia o si allunga come un elastico. L’elastico sembra però risiedere in qualche modo nel nostro cervello, nel sistema percettivo, che ci propone distanze, tempi, lunghezze commisurate alle risorse disponibili e agli sforzi che sentiamo di poter affrontare.

«Il secolo della motorizzazione ha imposto la velocità come un valore misurabile, i cui records segnano la storia del progresso delle macchine e degli uomini. Ma la velocità mentale non può essere misurata e non permette confronti o gare», ha scritto Italo Calvino. L’ultimo miglio di una corsa estenuante è lungo un miglio, ma appare infinito a chi ha riserve esaurite di energia. Il cervello ci scoraggia a sprecare ulteriore energia. O ci incoraggia a fare una pausa di ristoro.

 Italo-Calvino

Italo Calvino (fonte: Wikipedia)

Che dire del tempo dilatato da un evento traumatico? Spesso chi ha la fortuna di poter raccontare quel che gli è accaduto durante un incidente, ricorda alcuni secondi come se fossero durati minuti o ore, in ogni minimo dettaglio. Succede anche con le cose che ci fanno paura. I ragni, per esempio, sembrano più vicini, grandi, veloci a chi li teme.

La memoria si concentra non su ciò che è prevedibile, ma sulle sorprese. «Ogni discorso sul significato, le leggi, i principi e quant’altro della storia è solo un tentativo di addomesticare il tempo, la ricerca della prevedibilità – scriveva Brodskij – Il che è paradossale, perché la storia ci coglie quasi sempre di sorpresa. A pensarci bene, la prevedibilità è esattamente ciò che precede uno shock».

 800px-Josef_Brodsky

Iosif Brodskij (fonte: Wikipedia)

Ma ci sono anche sorprese piacevoli che fanno contrarre o dilatare il nostro tempo mentale. «Nella vita pratica il tempo è una ricchezza di cui siamo avari; in letteratura, il tempo è una ricchezza di cui disporre con agio e distacco: non si tratta di arrivare prima a un traguardo stabilito; al contrario l’economia di tempo è una buona cosa perché più tempo risparmiamo, più tempo potremo perdere. La rapidità dello stile e del pensiero vuol dire soprattutto agilità, mobilità, disinvoltura; tutte qualità che s’accordano con una scrittura pronta alle divagazioni, a saltare da un argomento all’altro, a perdere il filo cento volte e a ritrovarlo dopo cento giravolte», scriveva ancora Calvino.

Anche per Brodskij «[…] l’esercizio poetico è uno straordinario acceleratore della coscienza, del pensiero, della comprensione dell’universo. Una volta che si è provata questa accelerazione non si è più capaci di rinunciare all’avventura di ripetere l’esperienza […]»

Alla fine dei conti, però, la nostra mente perché gioca così tanto col tempo? Lasciatemi affidare le conclusioni a Calvino. «La divagazione o digressione è una strategia per rinviare la conclusione, una moltiplicazione del tempo all’interno dell’opera, una fuga perpetua; fuga da che cosa? Dalla morte, certamente […]».

Ho scritto questo post per associazioni un po’ stravaganti fra letture disparate. Se non vi ritrovate, perdonatemi e divertitevi a trovare le vostre. Sul lato della scienza, mi hanno colpito due articoli usciti su Nautilus, How your brain gaslights you – for your own good, di Jim Davies, e When bad things happen in slow motion, di Ivan Amato. Sul lato della letteratura, Profilo di Clio di Iosif Brodskij (Adelphi, 2003) è un libro di cui mi sono chiesta come ho fatto a vivere fino alla mia età senza averlo preso in mano prima. Le Lezioni americane di Italo Calvino, (Garzanti, 1988), lezioni che purtroppo non tenne mai, sono una meraviglia. Bisognerebbe leggerle a scuola, prima di ogni tema e di ogni lezione di scienze. «Affrettati lentamente», il titolo del post, l’ho preso in prestito dal motto che Calvino aveva scelto per sé fin da ragazzo, dalla massima latina, Festina lenteL’immagine di apertura è il monumento equestre a Marco Aurelio, che una volta abitava a Roma, in piazza del Campidoglio, e adesso sta al riparo dalle intemperie nei Musei Capitolini. È un monumento che piaceva molto a Brodskij.

Per la lezione

Commenti [3]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  1. clara

    che articolo particolare! lo avrei inserito o collegato in qualche modo alla relativitapp di tibone…

    Rispondi

  2. Giulia M

    Bellissimo riferimenti…
    Grazie,
    Giulia

    Rispondi