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Chi dorme non piglia pesci: sarà ancora vero?

I ritmi circadiani e il cronotipo non sempre corrispondono agli orari della società post-industriale.

È tornata l'ora legale. La campanella, che nei licei italiani suona in maniera inesorabile sempre attorno alle otto, in questi giorni sarà per molti più spiacevole che d'abitudine. Di sicuro non piaceva alla mia compagna Francesca, che studiava di notte e al mattino soffriva. 

Dalla fine degli anni Novanta sappiamo che è la genetica a determinare il tipo di orologio, o cronotipo, di ciascun individuo. Una serie di geni avviano infatti, in un momento diverso della mattina per ciascuna persona, una serie di regolazioni a cascata, cruciali per il funzionamento ottimale dell’organismo; lo stesso gruppo di geni la sera mette l’attività delle cellule a riposo, ma anche questo avviene in momenti differenti per ciascuno di noi.
 
La distribuzione del cronotipo nella popolazione si può paragonare a quella dell’altezza delle persone: ci sono pochi individui molto bassi e pochi molto alti, mentre la maggior parte delle persone si colloca in qualche punto fra i due estremi. In maniera simile ci sono poche persone che sono molto mattiniere (si vegliano sempre attorno alle quattro) e poche che sono estremamente nottambule (vanno sempre a letto dopo che i mattinieri si sono svegliati), mentre la maggior parte si sveglia e si corica in momenti intermedi fra gli estremi. Le differenze non si limitano ai ritmi, ma anche alla maggiore o minore capacità di adattamento alle variazioni di orario (per alcune persone anche il cambio d'ora da solare a legale è un grosso problema).
 
Secondo le stime di Till Roenneberg, professore all’Università Ludwig Maximilians di Monaco di Baviera, più della metà della popolazione delle società industrializzate è su un turno di lavoro o di attività sfasato rispetto al ritmo circadiano naturale. Il segnale che ci fa addormentare viene infatti dall’interno del corpo, mentre l’ora in cui la sveglia suona al mattino è stabilita dal 'dovere' che ci attende.
 
La quantità di luce è lo stimolo principale su cui si regola l’orologio principale, che si trova nel sistema nervoso centrale. Ma altri stimoli – per esempio la disponibilità di zucchero nel sangue – sembrano capaci di cadenzare orologi periferici, come quello del fegato.
 
A differenza dei nostri antenati cacciatori e agricoltori, noi passiamo gran parte del tempo al chiuso e la luce artificiale ci permette di stabilire a piacere a che ora vogliamo andare a dormire. I nottambuli perciò tendono a diventare ancora più nottambuli con il nostro stile di vita.
 
Nei Paesi del Nord Europa stanno prendendo con molta serietà i recenti risultati degli studi sulla cronobiologia. In quei Paesi infatti si comincia a lavorare attorno alle otto anche d’inverno, nonostante il fatto che la luce appaia all’orizzonte diverse ore dopo il suono della sveglia. Sono orari che forse avevano senso in una società dominata dai tempi dell’agricoltura o dalla struttura rigida delle catene di montaggio industriali, ma i Nordeuropei di oggi vivono in un mondo diverso (come noi del resto).
 
Il cronotipo con cui ognuno di noi nasce resta grosso modo lo stesso per la vita, con variazioni che hanno un picco attorno ai vent’anni. A quest’età circa due terzi dei ragazzi si sveglia e va a dormire almeno tre o quattro ore più tardi rispetto a quando erano bambini e a quando avranno raggiunto la mezza età. Il risultato è che alle otto della mattina molti ragazzi sono troppo stanchi per pensare, studiare, imparare. Così un’università danese ha deciso di offrire alcuni corsi alle dieci oltre che alle otto.
 
È chiaro che occorreranno sempre persone che si alzano presto per raccogliere le mele, ma il numero crescente di occupazioni basate sull’uso di strumenti informatici, disponibili ovunque e a qualunque ora, può riscattare la reputazione e il valore dei nottambuli sul mercato del lavoro. La capacità di queste persone per esempio di partecipare a una conference call tramite Skype sul fuso orario di Sydney può rappresentare un vantaggio anziché uno svantaggio nel mondo globalizzato. Dunque mattinieri o nottambuli si nasce (è così anche fra gli animali), solo che oggi anche chi dormirebbe sempre fino alle due del pomeriggio rischia di acchiappare comunque qualche ottimo «pesce». E il detto che il mattino ha l’oro in bocca sembra essere un po’ meno vero.
 
EUCLOCK è il progetto comunitario da 16 milioni di Euro e 34 ricercatori coinvolti, che fra due anni (è cominciato nel 2006) dovrebbe dirci come gli orologi circadiani si sincronizzano con i cicli ambientali. Lo scopo è stabilire quali ritmi di lavoro sono più salutari e adatti ai diversi orologi naturali delle persone. Parte del progetto consiste nella raccolta dei cronotipi della popolazione attraverso un questionario online che il gruppo di ricerca di Roenneberg ha messo sul sito dell’Università Ludwig Maximilian. Io l’ho fatto e in pochi secondi ho ricevuto tramite email il mio cronotipo, con una bella lettera su carta intestata dell'Università e tanto di spiegazione personalizzata:
 
 
Il prof. Roenneberg mi scrive: «Sei un tipo 'slight early'» (confermo). «In questo cronotipo ci sono circa le stesse ore di sonno sia nei giorni di lavoro che in quelli liberi» (vero). «Poiché gli orari di lavoro sono in genere stabiliti in base agli orari di sveglia dei tipi 'slightly early' e poiché tu sai adattare facilmente il tuo sonno a un orario leggermente più tardivo in una serata libera, dovresti avere meno problemi di tutti gli altri cronotipi a sincronizzare il tuo orologio biologico agli orari della società (figura A)». (molto bene!). «In base agli orari che hai dichiarato, nei giorni di lavoro dormi circa 30 minuti in meno rispetto al tuo bisogno medio di sonno». (Prof, ha proprio ragione! Questa sera a letto PRESTISSIMO!).
 
E voi, di che cronotipo siete? Il vostro orologio biologico è 'amico' o 'nemico' degli orari della società? Fate il test e poi me lo raccontate?
 
*** *** ***
 
Per saperne di più:
 
Ritmi circadiani: orologi biologici non sincronizzati possono farci ammalare? Un interessante articolo, pubblicato il 12 Marzo scorso su Nature, racconta lo stato dell’arte delle ricerche in questo campo.
 
La BBC ha dedicato una puntata di una trasmissione radiofonica a ciò che la scienza ha da dire sulle differenze fra mattinieri e nottambuli (la trasmissione si può ascoltare su Internet solo fino al 31 marzo).

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