Cinque cosette niente male del 2009

In questi giorni ovunque ti giri spuntano classifiche del meglio del meglio, dell’anno che sta per terminare. Per non essere da meno, "Biologia e dintorni" ha stilato la sua microclassifica, con cinque cosette niente male capitate nel 2009.

Ardi, la scoperta più straordinaria
Non potrei essere più d’accordo con Science, che propone il ritrovamento di Ardipithecus ramidus come breakthrough dell’anno. Questa antica proto-donnina di 4,4 milioni di anni, alta un metro e 20, con la testa piccola, le braccia lunghe e stranissimi piedi (con il pollice opponibile, forse utile ad arrampicarsi sugli alberi) ci dice che i primi bipedi forse non si sono evoluti nella savana, come si pensava fino a poco fa. Soprattutto ci porta più vicino alla biforcazione fra il ramo dell’evoluzione umana e quello che ha portato allo sviluppo dei nostri «cugini» scimpanzé.
 
E ci dice pure che i primi bipedi non hanno forse mai camminato sulle nocche delle mani (una capacità soltanto degli scimpanzé, che si è evoluta in maniera indipendentemente rispetto agli ominidi?). Vi consiglio fortemente di guardare questa eccezionale introduzione video alla scoperta, con interviste ai principali scienziati che hanno lavorato al ritrovamento di Ardi per oltre 30 anni (con sopratitoli: basta cliccare in alto a destra nel video).
 
Flu attack! L’animazione più infettiva dell’anno
Come fa il virus dell’influenza a produrre un milione di copie di se stesso in poche ore? Questa bellissima animazione della National Public Radio ve lo spiega meglio di tante parole scritte.
 


Microbi di vetro
 
Germi e virus trasparenti come il cristallo, talmente belli da far dimenticare la miseria che possono causare quando non sono di vetro. Sono opera di Luke Jerram, giovane artista britannico, che li ha progettati con la consulenza dei virologi dell’Università di Bristol, usando una combinazione di fotografie e modelli scientifici, e li ha realizzati con il contributo di artigiani che soffiano il vetro.
 In questo video potete vedere una fase della produzione:
 


 
Il più grande show sulla Terra
Avete in mente quei libri che uno legge piano, piano, gustando pagina dopo pagina, e persino rallentando il ritmo perché il piacere non finisca troppo presto? È quello che sto facendo con “The greatest show on Earth”, l’ultimo libro di Richard Dawkins.
Finalmente questo grandissimo divulgatore e studioso dell’evoluzione ha lasciato da parte un po’ del livore che nutre nei confronti dei creazionisti (comprensibile e giustificato, ma alla lunga un po’ opprimente). Ed è tornato a fare ciò che a lui riesce meglio di chiunque altro: raccontare l’evoluzione e le sue prove.
Ecco, le prove. Ce ne sono tante, bellissime e recenti. Adesso sono immersa in un ingegnoso esperimento sull’evoluzione di un gruppo di pesciolini che si dibattono fra i desideri delle femmine, amanti di vistose macchie colorate, e il pericolo di farsi mangiare da predatori voraci e dall’occhio aguzzo. Senza predatori attorno, i pesci si maculano di più, maturano più tardi, diventano più cicciotti e fanno meno figli: non riesco a non pensare al paragone con la nostra società priva di sfide importanti per la sopravvivenza. Speriamo che lo Show trovi presto una traduzione italiana: è una perla rara! Nell’attesa, ecco Richard Dawkins in una breve presentazione del libro:
 

Il futuro della scienza, visto con gli occhi dei ragazzi
Ho ancora in mente l’entusiasmo dei ragazzi delle scuole che a settembre assistevano alle conferenze veneziane sul futuro della scienza, quest’anno incentrate sulla rivoluzione del DNA. Oggi, a distanza di mesi, la presentazione (attenzione: il file pesa 17MB!) dei ragazzi del Liceo Scientifico Statale “Fulcieri Paulucci di Calboli” di Forlì mi ha emozionato: è impressionante vedere quante cose hanno assorbito in soli tre giorni.
 
E guardando le loro diapositive sono anche andata a risentire in video le parole, fra tanti, di Guido Barbujani sulle razze umane
(che per la scienza non esistono, diciamolo una volta di più); Pier Paolo Di Fiore sulla medicina molecolare (un futuro possibile?).
E ancora, Giulio Cossu sulle terapie cellulari a base di cellule staminali (cureremo la distrofia muscolare?) e Piergiuseppe Pelicci sui geni di lunga vita. Fra l’altro nei video online della conferenza mancano le diapositive originali dei ricercatori: grazie ai ragazzi di Forlì si riesce a vedere anche qualche immagine.
PS La mia conferenza veneziana preferita è quella di George Weinstock sul progetto Microbioma umano (sapevate che per ogni 10 cellule che ci appartengono ne abbiamo 90 ospiti?). I ragazzi non ne parlano nella loro presentazione, ma anche senza diapositive vale la pena sentire che cosa Weinstock racconta sul genoma dei microbi che abitano il nostro corpo.
 

 

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